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Un abbraccio per l’ #Alzheimer – Giornata Mondiale Dell’ Alzheimer 2013

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Sabato scorso è stata la XX giornata mondiale dell’Alzheimer e a Bergamo, diversi operatori della Cooperativa Sociale Servire e un servitore, ci siamo lanciati per le strade disposti a dare un “Abbraccio per l’Alzheimer” a tutti quello che erano disposti a riceverlo.

L’iniziativa non solo si proponeva di condividere affetto, emozioni ed allegria, ma anche di diffondere il motivo della giornata e rivendicare la situazione dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie.

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E’ stata una giornata che ha portato i suoi frutti, però, quando mi sono ritrovato a casa tranquillo a riflettere, la sensazione che mi è rimasta era di paura e sofferenza.

Da una parte incontravi gente ai quali gli spiegavi il perché degli abbracci e che appartenevamo ad un Centro Diurno Alzheimer e ti rispondevano “Spero di non dovervi mai vedere!” con una gran paura nella voce per poter essere loro un giorno a soffrirne o a dimenticare.

Ma siccome nel club del tedesco siamo già in molti soci, incontravi anche molta gente che già conosceva la malattia per aver avuto dei casi nella sua famiglia e precisamente loro erano quelli che meno volevano essere abbracciati, non volevano che gli si ricordassi che giorno era oggi, che si parlasse del tema ne tanto meno che si menzionasse il nome del tedesco.

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Ho potuto avvertire molta sofferenza tra la gente colpita, talmente tanta che gli impedisce di esprimersi, condividere e diffondere; tutto ciò è controproducente per la propria persona e per tutta la società. Siamo nella seconda decade del XXI secolo e ogni volta siamo sempre più vicini al momento in cui questa malattia si possa convertire nella pandemia mondiale del secolo ma ugualmente la gente continua ad avere molta paura e sofferenza e non vuole vederlo e nemmeno sentirne parlare; nel frattempo, la società e le sue istituzioni, vanno avanti mettendo le pezze a un transatlantico che fa acqua da tutte le parti. Rattoppi insufficienti, inefficaci e soprattutto silenziosi, perché questa malattia continua ad essere sotterranea rispetto al tessuto sociale della popolazione. In questo senso non importa che sia Italia o Spagna perché i problemi sono gli stessi, le stesse paure e le stesse sofferenze perché l’Alzheimer è universale.

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Conosco il dolore, la sofferenza che si sente perché sono dieci anni che vivo nel “Club del tedesco”, capisco e comprendo, ma allo stesso tempo occorre dire BASTA. Basta lamentarci. Io già da molto tempo ho svuotato tutta la mia tristezza e mi sono stancato di darmi pena giorno dopo giorno senza fare nulla per porvi rimedio. E’ una realtà che non va a cambiare per quanto tu possa permanere in questa condizione, così come cambiando il tuo modo di essere non fa si che si curino i malati di Alzheimer, questo è certo, però possiamo scegliere e chiedere aiuto alle strutture per dargli una vita che sia la più dignitosa possibile e per consentire a chi si prende cura di loro di vivere. Abbiamo una vita davanti, sogni, speranze, che non possiamo e non dobbiamo gettare nella spazzatura.

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Ancora oggi piango molte volte quando penso a mia madre e alla sua condizione, ma l’altro giorno sono sceso in strada ad abbracciare con un sorriso permanente sul volto, con voglia di abbracciare tutti molto forte e ogni giorno cerco di combattere e apportare il mio granello di sabbia per il benessere di mia madre e di tutti i malati di Alzheimer, chiunque essi siano, nel tempo che vivo la mia vita e lavoro per raggiungere i miei sogni.

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Per loro, per me.

A.G.P.

Mariposas del alma.

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